06 novembre 2009

Poi uno dice...dice due

Ieri a casa mia è venuto il tecnico della caldaia...stava male, malissimo! Ha ricevuto anche una telefonata e rispondeva "no, è influenza normale". Stavo per buttarlo fuori casa. E mio padre, davanti a una collega malata che gli chiedeva se l'aiutava a fare un lavoro, ha risposto semplicemente "con quella tosse che hai non ti avvicinare a me, il lavoro te lo fai da sola, se vuoi che ti aiuti chiamami quando stai bene".

Cazzo! Stai male, c'hai la febbre, tossisci e starnutisci...ma stattene a casa!
Cosa vai in giro a infettare l'altra gente? Cosa vai a lavorare? Lo fai perché l'azienda non è contenta se non lavori, perché forse hai un maledetto co.co.pro. e devi guadagnarti il posto fisso (aspetta e spera, hai voglia a leccare culi, ma tanto se gli servi ti confermano sennò ciao), però non ti rendi conto che PRIMA viene la salute? Poi il resto, tutto il resto, cioè i soldi e il lavoro. A costo di starmene sul lastrico, ma vaffanculo va' e poi prima di arrivarci guarda quante belle battaglie legali e vertenze sindacali ti faccio. Sì, è vero, c'è chi se ne approfitta, ma credo che un datore di lavoro dovrebbe essere abbastanza scaltro da capire se quella persona ci marcia o no. Non scorderò mai la mia professoressa di italiano al liceo che non ebbe tempo di finire la mia interrogazione e mi disse "non importa, basta non abbiamo tempo, tanto so come lavori." Insomma certe cose sono palesi.

Chi sta male deve stare a casa per rispetto per gli altri e per se stessi. E' inutile far imparare le 5 regole di Topo Gigio, si dovrebbe dire "non uscire di casa se stai male", ma ci vuole così tanto? E' così scandaloso? Cos'è da assenteisti? Da fannulloni? Brunetta di merda.

Arriverà mai il giorno in cui si capirà questo concetto così semplice? Arriverà mai il giorno in cui si capirà che le malattie infettive si trasmettono da persona a persona? Arriverà mai il giorno in cui si capirà che anche i bambini che stanno male non devono andare al nido, alla materna e a scuola? Arriverà mai il giorno in cui si capirà che ESISTE ed è LEGALE (non è un'invenzione anarchica!) il congedo per malattia del figlio?

Arriverà mai il giorno in cui sarò fiera di essere italiana? Se si continua di questo passo, no.

02 novembre 2009

Halloween, i morti e i santi

Oggi è il giorno dei morti.
Oggi (qualcuno anche ieri, temendo le folle) i cimiteri sono presi d'assalto dai vivi. Ma sì! Affolliamo i cimiteri, paghiamo i fiori il 400% in più, mettiamoli nei vasi stretti stretti perché tutti li portano oggi, facciamoli seccare tutti insieme, e lasciamo, nei restanti 363 giorni dell'anno, i cari estinti in compagnia del guardiano del cimitero.
Ah! Quanto conta l'apparenza, ahimé. Ohibò.
Vedi decine di famiglie imbellettate, i piccoli con le scarpette buone della domenica (c'è ancora chi per vestirsi fa la differenza tra giorni festivi e giorni feriali), i nonni col bastone di legno nero e il manico dorato, i padri che cercano nevosamente parcheggio, le madri intente a comprare i fiori, tutti lì a scorrazzare verso il grande cancello dell'aldilà, tutti un po' tristi col pensiero della morte, ma in fondo tutti contenti per la buona azione, ché tanto dopo ci sono le tagliatelle di nonna Pina...

E poi, basta con quest'accusa che Halloween è la festa del satanismo, che istiga alla violenza, che non è una festa italiana, eccetera eccetera. Halloween è una bella festa colorata, che esorcizza la paura della morte, che fa bene ai bambini, alle mamme (e alle casse dei supermercati, direbbe qualche cinico), ai papà, a tutti. E poi dura solo un giorno. Che fastidio dà? C'è bisogno di festeggiare ogni tanto, non credete? La gente in auto è sempre più incazzata, ti sbarbaglia se vai piano, con quei fari assillanti ogni tanto fa click click e sbuffa sbuffa sbuffa... quanta insoddisfazione, e godetevi la vita, godete delle piccole cose belle che ce ne sono tante, e non piangetevi addosso, e non parlatevi addosso. E fate sesso, molto sesso. E fate figli, è uno spasso...

29 ottobre 2009

Il marketing della soggettività e/o del fallimento e/o dell'ambiguità

Corciano, ottobre 2009.
Un clown gonfia palloncini e porta il cartello con su scritto "offerta libera dignitosa".

Senigallia, mercato del giovedì, ottobre 2009.
Una bancarella di biancheria per la casa espone orgogliosa un bel "non toccare se non interessati all'acquisto".

Episodi che fanno trasalire, parole che nessuno vorrebbe leggere mentre passeggia.

Nel primo caso, cosa intende il clown per dignitosa? Posso prendere 214 euro/mese di pensione e decidere di destinare 50 euro/cent per un palloncino, oppure posso avere uno stipendio di 5.000 euro/mese e dare con nonchalance 50 euro. Chi sei tu, o clown, per giudicare con un'improponibile "dignitosa" la mia offerta? Allora metti un bel prezzo fisso, dove senza ambiguità chi può (e vuole) spende e chi non può rimane a guardare come sei bravo a creare barboncini con la gomma gonfiata.

Nel secondo caso, sto girovagando tra le bancarelle, quando vedendo da lontano un'esposizione di biancheria casalinga mi sovviene che forse sì, devo comprare una nuova coperta per il letto. Quella che ho va ancora bene, ma con il tempo ha perso colore e morbidezza. Quindi ho bisogno di una coperta morbida e colorata. Arrivata davanti lo stand leggo preoccupata la famosa scritta...mmmhhhmmm....oddio che faccio tocco o non tocco? Come faccio a sentire che è morbida? Ma mi serve davvero? Ma no forse va ancora bene la vecchia...Ma se tocco poi devo comprare? Oddio sto andando in crisi...la signora mi guarda...che situazione ambigua...

Casi tipici di mal-marketing. Gente che ti fa un favore a venderti la roba.

Prendiamo un caso opposto all'ultimo appena raccontato.
Entri in Ikea e leggi "sdraiati e prova i nostri materassi!" poi pensi "oddio con tutte le scarpe? ma sì...effettivamente se non lo provo come faccio a sapere che va bene per me? E' un marketing intelligente pensare che una persona può anche avere bisogno di un materasso nuovo e non rendersene conto fino a quando non ci si sdraia, magari per gioco.
E' da stupidi vietare di toccare la merce. Posso anche non essere interessata all'acquisto, ma magari appena tocco un bel lenzuolo ne sento la pregiatezza del tessuto e penso "ehi questo mi manca...quasi quasi..." oppure "senti che bella tessitura, lo dico a Gennarina che voleva fare il corredo alla nipote...".
Non scordiamoci che il word of mouth (passaparola) è la prima forma di pubblicità. E che l'ambiguità non invoglia a comprare e non rende ricettivi verso un prodotto. Che sia un lenzuolo, un palloncino o un materasso.